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Un disegno legge per ridare la cittadinanza italiana agli emigrati che l'hanno persa

A trent'anni dall'approvazione della legge numero 5 del 1992, è tempo di riaprire i termini per consentire di riottenere un diritto a cui tanti hanno dovuto rinunciare.

Insieme ad altri colleghi, ho presentato, come primo firmatario, un disegno legge nel quale si fissa in due anni dalla sua approvazione il tempo che consentirà, a chi lo vorrà, di presentare domanda per riottenere la cittadinanza italiana.


Emigrate all'inizio dello scorso secolo in altri Paesi le nostre comunità all'estero si sono trovate, spesso, di fronte a una scelta molto difficile: hanno dovuto rinunciare alla cittadinanza italiana per completare il processo di integrazione e partecipazione sociale nel Paese di adozione.


Processo che li ha visti, in seguito, assumere posizioni di rilievo a livello politico, economico e professionale attraverso il quale hanno contributo a diffondere nel mondo la cultura, la lingua e le tradizioni italiane, oltre che il Made in Italy. Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a questo. Come non lo possiamo essere davanti ai nostri connazionali che hanno dovuto rinunciare al loro essere italiani solo per vedere rispettati, in altre nazioni, i propri diritti civili, come l'acquisto della casa o l'assunzione di incarico politico o pubblico.


I tempi per approvare questa legge sono ormai maturi perché molte nazioni hanno, finalmente, introdotto la possibilità di avere una doppia cittadinanza che non lede alcun diritto dei cittadini ma che anzi ne rispetta l'appartenenza a Paesi differenti, in linea con il multiculturalismo sociale della nostra società".


La tematica dell'emigrazione è complessa, ma l'approvazione di questo disegno legge dovrebbe rappresentare per tutti un obbligo morale per dare risposte concrete soprattutto alle esigenze di una platea di anziani che vorrebbe vedersi riconosciuto, almeno negli ultimi anni di vita, il proprio diritto a essere Italiani".


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