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Il mio intervento in aula sul DDL Concorrenza


Signor Presidente, illustri colleghi,


la legge annuale per il mercato e la concorrenza ha un fine molto chiaro, semplice ma estremamente determinante: rimuovere gli ostacoli regolatori, di carattere normativo o amministrativo all’apertura dei mercati, aprendo allo sviluppo della concorrenza e garantendo la tutela dei consumatori.


Si tratta di una legge annuale perché il mercato non è un’entità astratta e immobile alla quale basta una registrata di tanto intanto per essere regolato. Il mercato è vivo, attivo, frenetico, soggetto a cambiamenti di una società aperta e contaminata dallo sviluppo di tecnologie sempre più potenti capaci di modificare, in pochi mesi, le vite di noi tutti, incluso quella del mercato.


Per questo abbiamo bisogno di regole al passo con i tempi, capaci di seguire innovazione e sviluppo, incoraggiando il sempre dinamico spirito imprenditoriale italiano e aumentandone l’efficienza in modo da garantire i diritti dei consumatori e ottenere prodotti di migliore qualità a prezzo più basso.


E per far ciò non si può che partire dal regolamentare e innovare un mercato, quello energetico, che i tempi moderni richiedono essere sempre più un mercato volto alla tutela ambientale, al rinnovabile, al virtuoso.


Ci aspettavamo in questo Disegno di Legge che la tematica energetica fosse affrontata con l’attenzione che merita, e con quel coraggio di innovare che anche gli ultimissimi disastri naturali rimarcano come necessario e non più rinviabile.


Invece, le misure energetiche presentate nel Disegno di Legge hanno un impatto quasi nullo su questo settore strategico per la concorrenza, per la produzione e per i consumatori, cioè aziende e famiglie italiane.


Mancano strumenti che a nostro avviso sarebbero indispensabili per consentire a imprese e consumatori di adottare comportamenti virtuosi. I soli contatori intelligenti di seconda generazione non bastano. Sono sì un primo passo, ma non sono sufficienti.


Serve un coinvolgimento diretto di imprese e consumatori il cui ruolo nello sviluppo e nel risparmio energetico è critico e deve essere valorizzato e potenziato con strumenti legislativi efficaci e inclusivi.


Per non dire che è quanto mai evidente che in questo Disegno di Legge non si è fatto praticamente nulla per garantire alle imprese maggior concorrenza nell’offerta di energia elettrica e gas naturale.


La mancata proroga dell’entrata in vigore del regime di libero mercato per la fornitura di energia elettrica per i clienti domestici determinerà costi insostenibili per le famiglie italiane che già devono fare i conti con l’inflazione e con una situazione internazionale che, anche in termini di fornitura energetica, lascia poco spazio alla speranza… in questo caso di risparmio. Anzi, i costi dei contratti per gli utenti potrebbero aumentare già a partire dal prossimo anno.


Da questo disegno di legge traspare l’assenza di una visione strategica sulla politica energetica di medio e lungo termine. Una strategia che porti il governo a investire nella diversificazione delle fonti energetiche, nel potenziamento delle infrastrutture, nella costruzione di nuova capacità di rigassificazione e nel rafforzamento di quella esistente.


Approvare oggi questo Disegno di Legge che non innova nulla, non arreca modifiche amministrative efficaci, vuol dire aver perso l’ennesima occasione per offrire al Paese, alle aziende, ai cittadini, dei cambiamenti sostanziali che avrebbero potuto avere un impatto determinante sulla vita quotidiana.


Dovremo aspettare un altro anno per sperare di poter innovare settori su cui dovevamo mettere le mani già in questo Disegno di Legge. Ma, ad essere onesti, il futuro non lascia intravedere nulla di buono. Anzi, sembra che si vada verso un peggioramento costante.


Concorrenza è Innovazione. E innovazione vuol dire investire anche sui nostri “cervelli in fuga”, sui lavoratori specializzati che ogni anno abbandonano il nostro Paese proprio perché il nostro mercato del lavoro non è concorrenziale.


E qual è la risposta del governo a queste carenze? Tagliare i benefici fiscali per quelli che decidono di ritornare in Italia. Uno schiaffo al contributo all’innovazione che i nostri connazionali di rientro dall’estero avrebbero potuto dare al Paese.


Ma su questo signor presidente, sulla difesa di una legge che, come indicato ieri nel rapporto Migrantes 2023, ha fatto tornare in Italia il doppio dei lavoratori rispetto ai decenni precedenti, annuncio che daremo battaglia in aula.


Tornando al Disegno di Legge concorrenza, le altre misure che sono riportate nel documento oggi all’esame del Senato, più che una rimozione agli ostacoli per l’apertura del mercato, assomigliano a una chiusura. A una conservazione di uno status quo che non fa bene né alle imprese, né ai consumatori. I settori in cui si è intervenuti, poco e male, sono una parte infinitesimale di quelli attesi.


Le segnalazioni dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato non sono state recepite ma ignorate. Sono state anche ignorate quelle della Commissione Europea su temi importanti, come le licenze balneari che, ancora una volta sono scomparse dal Disegno di Legge. Ancora una volta, non si mette mano a una questione delicata nonostante il richiamo del Capo dello Stato all’indomani dell’approvazione del decreto milleproroghe e i richiami della Commissione che insistono sulla necessità delle gare essendo le spiagge suolo pubblico e quindi di proprietà dello Stato. I cittadini e le imprese italiane hanno bisogno, senza ulteriori ritardi, di procedure trasparenti, imparziali e aperte per decidere a quale impresa debba essere concesso il diritto di utilizzare il suolo pubblico per offrire i propri servizi.


Si è scelto di non scegliere, e nel caso dei Dehors, addirittura di prorogare provvedimenti emergenziali studiati per il rilancio economico del post pandemia, per un altro anno.

Fino a dicembre 2024 sarà in vigore il regime semplificatorio e la possibilità di utilizzare temporaneamente il suolo pubblico senza pagare il canone di occupazione del suolo. Un provvedimento che aveva senso nell’immediato post pandemia ma non ora.


Questa proroga non fa altro che creare danno economico alle amministrazioni locali, che continuano a non incassare danaro, e lascia campo aperto a questioni legate alla sicurezza, all’igiene, alla gestione del suolo, al decoro urbano che non erano state affrontate per l’emergenza e che i gruppi di maggioranza hanno deciso di non regolamentare neanche ora.

Noi siamo favorevole a concedere maggiori opportunità di impresa e sviluppo in tutti i settori, incluso quello così nevralgico dell’ospitalità. Ma questo va fatto sempre nel rispetto di tutte le parti, incluso Comuni, clienti, residenti e, soprattutto nei confronti di chi vuole cominciare una nuova attività e vuole poter accedere al mercato. Nel rispetto, appunto, della concorrenza.


La concorrenza nasce da regole giuste, eque che valgano per tutti senza favorire alcuno.

E invece, anche la questione taxi, che già non era stata affrontata in maniera soddisfacente nel decreto-legge 104, il cosiddetto decreto Asset, resta per noi elusa anche in questo disegno di legge, nonostante la vicenda abbia dei chiari risvolti dal punto di vista della concorrenza e della libera impresa.


Licenze nuove limitate e bloccate, quelle temporanee solo a chi già le detiene: che definizione di concorrenza bisogna trovare per giustificare queste scelte?

Questo è un provvedimento che non apre ad opportunità, ma spesso le blocca lasciando spazio solo a chi è già in attività o detiene concessioni e licenze. E anche lì dove alcune chiusure potrebbero essere condivisibili, si è intervenuti sopra le righe in modi che non faranno altro che aprire a nuove opportunità di scontro con l’Europa.

È il caso, per esempio, delle limitazioni di libera concorrenza e di stabilimento che sono state inserite per i centri storici di particolare interesse.


Concordiamo sulla necessità di salvare le specificità e le peculiarità dei nostri centri, piccoli o grandi che siano, perché unici al mondo, dotati di attività storiche e artigianali di livello pregiato e invidiate in tutto il mondo. Ma così come presentato, il limitare l'insediamento di nuove strutture commerciali in aree di particolare interesse storico e artistico viola il Trattato dell’Unione Europea di libertà di concorrenza e di stabilimento.


Onorevoli colleghi, signor presidente,

la realtà è che questo disegno di legge è peggiorativo di uno status quo che richiedeva interventi forti, diretti e, soprattutto efficienti per garantire quello che questa legge contiene nel suo stesso nome: la concorrenza.

Nulla di ciò che è contenuto in questo testo dà nuovo impulso al nostro mercato.

Io ed i colleghi senatori del Partito Democratico abbiamo presentato emendamenti al testo in esame in aula. Signor Presidente. tramite lei mi rivolgo ai colleghi di maggioranza di riflettere attentamente prima di votare e cogliere l’opportunità di apportare miglioramenti al testo in esame.


In conclusione, signor presidente, mi permetta di affermare che se non creiamo le basi per quella concorrenza sana che porta innovazione, che stimola l’impresa e la produzione, non aumenteremo posti di lavoro, non creeremo condizioni economiche favorevoli per imprenditori e famiglie, non daremo impulso neanche alla ricerca di nuovi mercati nel mondo per continuare a puntare sull’export.

Perderemo un’altra occasione importante, una delle tante, per poter contribuire al rilancio economico del Paese.

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